CULTURA E SOCIETA'


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Cultura e società ad Annifo sono state inevitabilmente influenzate dalla sua storia, come anche dall’ambiente. La cultura annifana, come anche quella di un po’ tutti i villaggi sparsi per gli altipiani plestini, può essere stata caratterizzata da una certa chiusura. In effetti l’isolamento è innanzitutto geografico: il paese è circondato da una chiostra di montagne e non sono molti gli accessi collegati alle antiche vie di comunicazione.
Ci son poi le ragioni storiche già ricordate: i continui conflitti territoriali, tra feudatari e feudatari prima, tra comuni vicini e diocesi confinanti poi, hanno spinto la popolazione ad una forzata autonomia che può aver accentuato i caratteri propri di una società agricola. Questo isolamento spiega avvenimenti e iniziative non così frequenti in altre realtà, anche vicine territorialmente: si pensi al Monte Frumentario, fondato nel 1492 e attivo fino alla fine del 1700, Lu Cantone de lu Monte
e la presenza, da tempo immemorabile, di una Comunanza Agraria, oggi ancora attiva, che a suo tempo ha regolato la manutenzione del territorio e tuttora sovrintende alla gestione delle macchie per il taglio della legna da fuoco. Ma vanno citati altri fatti, non così importanti per la storia, ma significativi della socialità annifana.
Il cast di S. Elena Imperatrice Negli anni tra le due guerre, molta importanza aveva nel paese il teatro: spaziava dalla sacra rappresentazione alla farsa ed era realizzato dagli abitanti stessi anche per quanto riguarda i costumi e le scenografie. Non essendo disponibili strutture teatrali vere e proprie, le rappresentazioni avevano luogo, in genere, nei magazzini delle case padronali.
Negli anni '30 nacque la Banda S. Cecilia di Annifo. Negli anni ‘60 si affiancò per qualche anno alla Banda Santa Cecilia, in collaborazione con la comunità di Arvello, un gruppo folcloristico, la cui positiva esperienza si è chiusa per motivi soprattutto sociologici. Intorno al 1980 sorse la Pro Loco nell’intento di stimolare l’aggregazione e la socializzazione, venute un po’ a mancare soprattutto da quando, con la diffusione della televisione in tutte le famiglie, si era persa l’abitudine di «andare a veglia». Nell’ambito più strettamente scolastico, va ricordato che Annifo fu una tra le prime realtà, alla fine degli anni ‘50, a sperimentare «Non è mai troppo tardi»: la scuola per televisione, che portò, poco più tardi, all’apertura in paese della Scuola Media Unificata. Varie sono le occasioni in cui la popolazione si ritrova insieme per fare festa in semplicità:
  • 21 maggio: festa di Sant’Elena, con messa solenne e processione
  • 29 giugno: festa dei Santi Pietro e Paolo, con messa solenne nella chiesa di S. Pietro alle Fosse
  • Ultima domenica di Agosto: festa del Santo Patrono Celestino, con messa e processione solenni
  • Prima Domenica di Settembre: festa della Natività di Maria, che si celebra presso la Madonna del Piano. Inizialmente aveva specifico carattere agricolo, con la gara della tiratura del solco che consisteva nel tirare il solco più dritto e più lungo; le mucche che tiravano l’aratro erano ornate con ciambelle e altri dolci poveri, che venivano distribuiti ai presenti. La tradizione agricola è oggi meno presente, ma la festa rimane come importante e vivace momento di aggregazione che unisce la popolazione di Annifo con quella dei paesi vicini. La Santa Messa e la visita al Cimitero, al mattino, lasciano il posto ad una festa che unisce giochi tradizionali (la ruzzola, l’albero della cuccagna, il peso del maiale da indovinare) a giochi più moderni (gimcana dei bambini in bicicletta). Tutto ciò viene allegramente accompagnato da panini, gelati, piadine e bibite fresche. Un bel saluto all’estate che se ne va, aspettando tutti insieme la prossima.
  • Abbiamo lasciato il meglio per ultimo: per iniziativa della Pro Loco ha luogo ogni anno, ad agosto, la festa «7 giorni in montagna e sagra della lenticchia», durante la quale si degustano piatti e prodotti tipici e si svolgono gare e giochi, serate musicali e danzanti, avvenimenti sportivi presso il Campo «Mons. Gino Ferri», all’insegna della tradizione, ma anche del divertimento.
Le messe di Natale sono solennizzate, fin dai primi anni di costituzione della banda musicale ed eccezionalmente, per tempi così lontani dal rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II, da una suggestiva «Pastorale» di origine popolare, per «fanfara» e organo. Va anche ricordata la processione del Venerdì Santo, nella quale un uomo incappucciato porta la Croce, impersonando il Cireneo. Seguono la croce ragazzi che portano i simboli della Passione, il Cristo Morto portato su un cataletto, Pie Donne con la statua dell’Addolorata e la banda musicale.

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Pagine a cura di Marika Sampaolo
Testi di Massimo Bernabei